4 milioni di contatti via web. Oltre 100 mila presenze. Due giorni in cui si è tornati a vivere, fra musica e speranza. E un blues a due voci, quelle di Beppe Grillo e Dario Fo. Detto così, sembra semplice. In realtà, raccontare cos’è stato Woodstock è un’impresa disperata. Le parole non bastano, i pensieri le rincorrono e le superano agevolmente. Se fosse un’immagine, sarebbe la luce fuori dal tunnel. Una fuga verso l’infinito, per riscoprire una sensazione unica, dimenticata. E vedere che effetto fa rinascere a nuova vita. Ma ancora una volta, per descrivere simili avventure, non è sufficiente la mera cronaca. Si deve guardare a cosa rimane dentro noi stessi.
Certo non è stato facile andarsene. E non c’entrava la stanchezza, la fatica, l’adrenalina che via via andava scemando. A casa ci attendeva la buia scatola della normalità. Quella dei giornali pieni ma vuoti, della televisione lobotomizzante, di tette e culi offerti in cambio di carriere fulminanti. Quella del principio del Nulla alla base della nostra classe dirigente, del timore di dire ciò che si pensa e di pensare ciò che si dice. Niente più colori, né profumi, né voci, né musica. In un istante, il senso di libertà di Woodstock 5 Stelle era già diventato un ricordo di inestimabile valore, da conservare e custodire gelosamente. A Cesena si è corsa una interminabile, sfiancante e straordinaria maratona d’emozioni. Di quelle che inebriano l’anima nella misura di una droga, la più sana ed efficace, per alcuni la più temibile: si chiama speranza. E come sostanze stupefacenti, giornate così dense di luce e felicità ti rimangono dentro al punto che non riesci più a farne a meno. Sono i pochi momenti in cui ci è consentito fare uso in dosi massicce di quella speranza. E ci trovi tutti lì, nel mezzo. Bambini in carrozzina e in braccio alla mamma o al papà, genitori e figli, nonni, ragazzi. Amici e amici di amici. Facce nuove incontrate per caso. Una miriade di persone che respira a pieni polmoni futuro, idee, sorrisi e consapevolezza, quasi fosse l’ora d’aria di una prigione, o una boccata d’ossigeno presa tutta d’un fiato dopo un lungo periodo d’immersione. Finalmente si respira. E tutto si colora.
C’è il verde delle squadre Rifiuti Zero, volontari che hanno difeso a denti stretti il successo della raccolta differenziata dei rifiuti. C’è l’azzurro dell’acqua da rubinetto, erogata gratuitamente sul sistema del vuoto a rendere. C’è il bianco panna delle stoviglie biodegradabili distribuite negli spazi mensa. C’è il giallo di un sole che picchia senza sosta, e poi di stelle che illuminano migliaia di cuori. C’è il rosso delle bandiere No-Tav. C’è l’arcobaleno in quelle della pace. Ci sono i riflessi di una moltitudine di biciclette, disseminate nei prati e adagiate accanto agli alberi. C’è perfino il colore della trasparenza, nei portafogli dispersi e poi riconsegnati con il contenuto inviolato.
Poi, oltre i colori, la musica. Il legante emozionale illumina nomi e volti degli artisti che con coraggio hanno compiuto la scelta di venir fuori, parlare e condividere la speranza del cambiamento. Cristiano De Andrè ha annullato un concerto, per partecipare. Samuele Bersani è visibilmente emozionato, quando fa sapere che voterà il MoVimento 5 Stelle perché non ne può più di essere tradito. Daniele Silvestri arriva per testimoniare il proprio “affetto” nei confronti di Silvio Berlusconi. Francesco Baccini ripropone la bellissima colonna sonora di Woodstock. Flavio Oreglio rispolvera le sue doti di cantautore impegnato e l’atteso Fabri Fibra fa strage di cuori, anime e rabbia. C’è anche Dario Fo, che improvvisa un blues accompagnato al piano da Beppe Grillo. Uomini per i quali il tempo sembra non passare mai.
Ma non ci sono solo colori e musica. C’è tanta consapevolezza. Parlano in molti, dal palco. Parlano in un linguaggio semplice, diretto, competente. Sono le fondamenta della speranza, il limite che divide la dissennata protesta dal dissenso consapevole, elaborato, costruttivo. Riccardo Petrella, docente universitario e politologo, dedica un intenso elogio alla libertà dell’oro blu, l’acqua. Per Carla Poli - titolare del Centro Riciclo Vedelago - è uno shock: mai si è trovata dinnanzi una platea tanto vasta e recettiva sul tema rifiuti, anzi “risorse”. Il giornalista del “Fatto Quotidiano” Ferruccio Sansa arriva per denunciare la cementificazione selvaggia che sta devastando il nostro Paese. «L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili, sfruttatela» è la perla di saggezza che l’economista statunitense Jeremy Rifkin dedica al pubblico. E quando anche Marco Travaglio compare nei megaschermi, in collegamento via Skype, l’ovazione è scontata. Ma il più trascinante per definizione è lui, Beppe Grillo. Irrefrenabile, istrionico, incontrastato mattatore. «Siamo vivi. Siamo vivi!», urla a gran voce il comico genovese. E il suo è un urlo che coglie nel profondo del nostro animo, lo centra come un treno in piena corsa. Ci costringe a guardarci allo specchio, ma non per scoprire ciò che stiamo diventando, bensì ciò che vogliamo diventare. Almeno per questa volta, ciò che vediamo è meraviglioso. Pensieri positivi, colorati, idee, sorrisi, voglia di creare e condividere il nostro futuro. È felicità allo stato puro, benessere, vita. Ed è come se fosse già nostra. In quello specchio siamo bellissimi, così come non lo siamo mai stati.
«Lasciami sognare, lasciateci sognare in pace!» (Samuele Bersani, “Giudizi universali”).