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Senza i comunisti che ne sarebbe stato di Berlusconi?

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Oggi Silvio Berlusconi ha in mano l'Italia, può farne ciò che vuole. Controlla la politica, l'informazione, è in Mediobanca (rappresentato dalla figlia), è il più grande caso umano della Storia di conflitto di interessi. Ma nel 1994, quando decise di entrare in politica, in fondo era “solo” il possessore di tre canali televisivi, più la casa editrice “Mondadori” (ottenuta tramite Previti ed una corruzione giudiziaria), non aveva esperienza di politica e doveva, per vincere, riuscire a mettere insieme AN e Lega, nonché difendersi dagli attacchi degli avversari di sinistra che, in teoria, avrebbero cercato quanto prima di risolvere il suo già palese conflitto di interessi. Inoltre già nel 1994 si parlava dei suoi rapporti con la mafia, l'inizio della sua attività imprenditoriale era avvolto dal mistero, era un ex-iscritto alla P2, tessera n°1816; insomma, c'era molta “carne al fuoco” per gli oppositori, allora PDS, su cui insistere nello scontro politico.

Eppure è finita come sappiamo. E' evidente che Berlusconi non sarebbe mai riuscito a fare quello che ha fatto da solo, è evidente che determinante è stata una opposizione che, a parte casi isolati, non ha mai cercato di metterlo alle corde. Il maggior partito di opposizione in questi 16 anni è sempre stato rappresentato dall'evoluzione del vecchio PCI, prima PDS, poi DS, poi PD.

E' interessante notare come due personaggi politici, entrambi ex-PCI, abbiano “aiutato” Berlusconi più di qualsiasi altro alleato in questi 16 anni, garantendogli ora la sopravvivenza politica, ora proteggendo i suoi affari, ora legittimando ogni sua scelta: Massimo D'Alema e Giorgio Napolitano.

Massimo D'Alema è stato il primo ex-PCI nominato Presidente del Consiglio, in carica dall'ottobre 1998 all'aprile 2000. Innumerevoli sono stati i favori di D'Alema a Berlusconi, eccone elencati solo alcuni ed in rapida sintesi:

1- Alla fine del 1994 la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale la legge Mammì, di conseguenza Berlusconi è costretto a vendere Rete4 e cedere le frequenze ad un nuovo soggetto, Europa7. A quell'epoca il principale partito di opposizione era il PDS, con D'Alema segretario nazionale. Il governo “Berlusconi I” cade subito dopo, a quel punto sarebbe bastato convertire in legge la sentenza della Corte Costituzionale e Berlusconi avrebbe perso un canale televisivo, in un momento in cui la sua azienda era fortemente indebitata; un colpo mortale, sia economico che politico. Ma D'Alema ed il PDS non lo fanno. Anzi, memorabile un intervento di Violante nel 2003 in Parlamento in cui ricorda a Berlusconi che nessuno avrebbe mai toccato le sue televisioni.

2- D'Alema non appoggia i referendum sulle televisioni nel 1995, che avrebbero tolto a Berlusconi grossi introiti pubblicitari, più due delle sue televisioni: un fatto estremamente positivo, perchè avrebbe praticamente risolto il conflitto di interessi. Il PDS non fa campagna elettorale, Berlusconi con i suoi tre canali sì, ed ovviamente vince il referendum.

3- Nel 1999 D'Alema, allora Presidente del Consiglio, concede a Rete4 la proroga per poter continuare a trasmettere in barba alla sentenza della Corte Costituzionale e ad Europa7, che già da 5 anni aspetta di poter andare in onda. Inoltre con la legge n° 488, sempre del 1999, il governo D'Alema permette a Berlusconi di cedere solo l'1% allo Stato degli introiti delle sue televisioni, in quanto concessionario di frequenze pubbliche: in pratica lo Stato regala a Berlusconi le frequenze televisive.

Giorgio Napolitano invece è stato il primo ex-PCI nominato Ministro dell'Interno ed il primo Presidente della Repubblica. E' interessante sottolineare due aneddoti poco ricordati della vita politica di Napolitano: poco dopo essere stato nominato Ministro dell'Interno nel 1996, Federico Umberto D'Amato, vecchio capo Ufficio degli Affari Riservati, dice di Napolitano: “Giorgio Napolitano? L'abbiamo tenuto sotto osservazione per 30 anni! E' una brava persona”. Può essere un complimento, ma può essere visto anche come una velata minaccia o ricatto. Sta di fatto che il giorno dopo, lo stesso Napolitano a chi gli chiede se cercherà di fare luce sui misteri delle stragi, preciserà che non ha intenzione di “aprire gli armadi”. Inoltre nel 1998, ancora Ministro dell'Interno, è molto criticato perchè non ha saputo evitare la fuga di Licio Gelli all'estero, il giorno stesso della sua condanna definitiva dalla Cassazione per depistaggio e strage.

Come Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato tutte le leggi di questo governo e tutte le leggi ad personam senza battere ciglio, basta ricordare tra le tante lo scudo fiscale, il legittimo impedimento, il Lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale, il raddoppio dell'IVA a SKY, il decreto “interpretativo” sulle liste del Lazio ecc. ecc. Tutte leggi che hanno fatto inorridire qualsiasi costituzionalista e sulla cui moralità non c'è nulla da discutere: nel senso che sono leggi prive di moralità, utili solo a favorire Berlusconi e la criminalità organizzata.

C'è molto da riflettere sul fatto che due ex uomini del PCI abbiano potuto fare così tanto per uno che giorno sì, giorno no, si scaglia contro i comunisti ed evoca una assurda lotta contro il comunismo, rappresentato, secondo lui, dalla sinistra attuale e dalla Magistratura. Assodato che Berlusconi mente, perchè lo fa per natura, e considerando che D'Alema e Napolitano in questi anni sono stati fra i personaggi di spicco della sinistra e quindi dell'opposizione all'attuale premier, occorre chiedersi cosa sia stata la “sinistra” in questi 16 anni, quali siano stati i suoi “reali” obiettivi. Perchè i casi sono due: o la sinistra ha fallito completamente, commettendo errori politici clamorosi, spesso ridicoli, quindi dimostrando di essere stata rappresentata sempre da perfetti incapaci, oppure la sinistra ha sempre agito coscienziosamente, nell'obiettivo non dichiarato di consegnare il Paese nelle mani di Berlusconi.