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Movimento 5 Stelle

VDay Revenge - 16 aprile 2011

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8 settembre 2007, VDay, oltre un milione di cittadini in tutta Italia, oltre 3.000 persone a Brescia, in piazza per una proposta di legge di iniziativa popolare "PARLAMENTO PULITO"

Consegnate il 14 dicembre 2007 da Beppe Grillo al Senato,oggi chiediamo: CHE FINE HANNO FATTO QUELLE 350 MILA FIRME?

Sono ferme alla 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato e, finita questa legislatura, diventeranno carta straccia. Torniamo in piazza per rivendicare a gran voce che vogliamo che quella proposta di legge sia portata in discussione e votazione al Parlamento, subito!

Appuntamento a Brescia SABATO 16 APRILE alle ore 15.00 in Corso Zanardelli

In tutta Italia il popolo del Vday torna in piazza, qui trovate la mappa di tutte le iniziative
Esporremo le facce dei parlamentari “condannati” che ancora siedono in Parlamento e le facce dei “poltronissimi” quelli che siedono in Parlamento da oltre 2 legislature.
Portate una scopa o una ramazza… il simbolo dell’iniziativa “parlamento pulito”!
Diffondete il volantino

 

Venerdì 15 aprile alle ore 15.00, presso la nostra sede in Via Gabriele Rosa 26 a Brescia, è convocata una conferenza stampa in cui spiegheremo i motivi della manifestazione

Viva la scuola pubblica: la scuola pubblica viva

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Il recente attacco del piccolo cesare berlusconi (proprio di scriverlo con la maiuscola non mi viene) alla scuola pubblica non è stato solo la solita ipocrita modalità del politico di cercare consenso nell'assemblea di chi lo ascoltava (è risaputo che scuole private in Italia significa prevalentemente gestione religiosa delle stesse), ma parte di un percorso, a questo punto palesemente conscio, volto ad uccidere nel nostro paese istruzione, cultura, capacità critica e, quindi, dissenso.

Uno dei passaggi di questo processo è il soffocamento e la denigrazione della scuola pubblica; un'altro è, ad esempio, l'assuefazione all'esponenzialmente cresciuta idiozia di tanta televisione.

"La scuola pubblica non educa", ha detto con la consueta faccia tosta l'intoccabile, lui che sta educando i rampolli benestanti a fregarsene degli altri e delle leggi, alla menzogna come stile di vita vincente, al bel vivere al costo del sacrificio del bene comune e del futuro.

Un colpo al cerchio: svilire scuola pubblica e le tante persone che vi lavorano con professionalità e passione.

Un colpo alla botte, anzi, molti colpi, sono le risorse che questo governo ha sottratto alla scuola, dove i nostri figli devono rinunciare ad iniziative didattiche, devono portare a scuola risme di carta e persino carta igienica, devono passare ore inutili smistati in altre classi per mancanza di fondi a copertura delle supplenze in scuole che per respirare un poco sono costrette a chiedere alle famiglie di autotassarsi.

Dopo che era stato dichiarato non lecito il finanziamento pubblico degli istituti privati sapete cosa ha inventato la succursale di Comunione e Liberazione denominata Regione Lombardia? Una truffa legalizzata sotto il bel titolo "libertà di scelta" all'interno dei buoni scuola; se io richiedo i buoni scuola regionali ricevo un tot. in base ai miei redditi, ma se mio figlio frequenta una scuola privata, riceverò un ben più sostanzioso contributo che mi servirà, tramite le rette di iscrizione, a finanziare indirettamente il privato con soldi pubblici, senza tetti di reddito (ovvero se io sono benestante riceverò comunque le sovvenzioni). In pratica la maggior parte dei buoni scuola in lombardia sono un finanziamento pubblico alle scuole private.

Sempre più, col passare del tempo, chi è impegnato in comitati civici o in movimenti di rinnovamento politico, si rende conto che questa è una guerra; subdola e cammuffata e negata, ma che attacca le basi stesse della democrazia.

Questa per la scuola pubblica è uno dei tanti fronti, certamente uno dei più importanti e qui vale la pena schierarsi senza indugi, denunciare e fare cultura e controinformazione. Il MoVimento 5 stelle su questo fronte c'è e ci sarà.

L'acqua pubblica è in pericolo!

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Il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica

organizza un
Presidio contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia

Mercoledì 4 agosto dalle ore 17

a Milano di fronte al Pirellone (via F. Filzi)


Per chiedere alla Giunta della Regione Lombardia di NON approvare il progetto di legge (che dovrebbe essere discusso il prossimo 5 agosto), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi che, di fatto, obbliga a cedere ai privati la gestione dei servizi legati all’acqua. Il rischio è che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, interessate solo a fare profitto; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Il Coordinamento regionale per l’acqua pubblica ricorda che lo scorso 19 luglio, a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi, sono state consegnate in Cassazione 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila raccolte nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org), a dimostrazione che i cittadini non vogliono la privatizzazione dell’acqua.

Inoltre in Lombardia, negli scorsi anni, si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le  L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006, ottenendone la cancellazione e la sostituzione con una nuova legge che reintroduceva la possibilità dell’affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.


Invitiamo tutti a continuare la mailbombing alla Giunta Regionale [vedasi testo in calce] che ha già intasato le email degli assessori con 1.500 messaggi !

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica

TESTO DELLA MAIL DA INVIARE AGLI ASSESSORI REGIONALI DELLA LOMBARDIA:


Egregio Assessore,
apprendiamo dalla stampa che il giorno 5 agosto p.v. verrà discusso e messo in votazione in Giunta Regionale un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.

Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le  L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

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p.c.  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.



Info e Contatti nazionali: www.acquabenecomune.org  -  Tel./Fax: 06/68136225

Risultato straordinario! raccolta firme referendum acqua

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La raccolta firme per il referendum ha avuto un grandissimo successo nazionale, con quasi un milione e mezzo di firme raccolta per quesito.
In particolare per quanto riguarda la provincia di Brescia il Comitato Provinciale di Brescia comunica questo:
Risultato straordinario! 44350 firme raccolte in provincia di Brescia ( 39.900 circa autenticate e certificate correttamente), di queste più di 12.000 in Val Camonica. La raccolta ha raggiunto un gran numero di comuni della provincia. Il numero di firme è omogeneo sui tre quesiti che, ricordo, chiedono:
- stop all'obbligo di privatizzazione del servizio idrico;
- no alla presenza di privati e di gestioni privatistiche come le s.p.a. per gestire l'acqua;
-via la renumerazione dei profitti dalle tariffe;
Oltre l'ampio spettro di associazioni provinciali che si sono mobilitate si sono attivati diversi gruppi locali. E' questo un risultato dovuto all'attività collettiva di tutti noi,un ringraziamento a tutte le persone e le organizzazioni che si sono attivate. Ma non finisce qui! a breve dovremmo trovarci per lavorare alla campagna per il voto e per portare il 50% + 1 delle/gli Italiane/i a votare. Non avendo a disposizione i mass media dovremo lavorare ad una campagna capillare che parta dall'autunno e ci porti al referendum.
Nell'immediato il comitato ha chiesto una moratoria sugli affidamenti e sul conferimento di ulteriori quote delle aziende che gestiscono il SII ai privati e lo stop a qualsiasi tentativo di scippare il referendum con qualche legge che non abbia per contenuto ciò che è richiesto dai quesiti referendari. Per completare i questiti referendari una proposta di legge già c'è: la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal Forum dei Movimenti per l'Acqua tre anni fà. Quella proposta richiedeva, oltre a quella gestione totalmente pubblica al centro dei quesiti referendari, il diritto a 50 lt/ g a persona garantito dal pubblico, democrazia partecipativa per le persone che fruiscono dell'acqua e per le/i lavoratrici/tori che vi lavorano, una gestione ecologicamente sostenibile del servizio idrico.

 

Riporto un link della notizia pubblicata anche sul fatto quotidiano. Cliccare quì

Senza i comunisti che ne sarebbe stato di Berlusconi?

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Oggi Silvio Berlusconi ha in mano l'Italia, può farne ciò che vuole. Controlla la politica, l'informazione, è in Mediobanca (rappresentato dalla figlia), è il più grande caso umano della Storia di conflitto di interessi. Ma nel 1994, quando decise di entrare in politica, in fondo era “solo” il possessore di tre canali televisivi, più la casa editrice “Mondadori” (ottenuta tramite Previti ed una corruzione giudiziaria), non aveva esperienza di politica e doveva, per vincere, riuscire a mettere insieme AN e Lega, nonché difendersi dagli attacchi degli avversari di sinistra che, in teoria, avrebbero cercato quanto prima di risolvere il suo già palese conflitto di interessi. Inoltre già nel 1994 si parlava dei suoi rapporti con la mafia, l'inizio della sua attività imprenditoriale era avvolto dal mistero, era un ex-iscritto alla P2, tessera n°1816; insomma, c'era molta “carne al fuoco” per gli oppositori, allora PDS, su cui insistere nello scontro politico.

Eppure è finita come sappiamo. E' evidente che Berlusconi non sarebbe mai riuscito a fare quello che ha fatto da solo, è evidente che determinante è stata una opposizione che, a parte casi isolati, non ha mai cercato di metterlo alle corde. Il maggior partito di opposizione in questi 16 anni è sempre stato rappresentato dall'evoluzione del vecchio PCI, prima PDS, poi DS, poi PD.

E' interessante notare come due personaggi politici, entrambi ex-PCI, abbiano “aiutato” Berlusconi più di qualsiasi altro alleato in questi 16 anni, garantendogli ora la sopravvivenza politica, ora proteggendo i suoi affari, ora legittimando ogni sua scelta: Massimo D'Alema e Giorgio Napolitano.

Massimo D'Alema è stato il primo ex-PCI nominato Presidente del Consiglio, in carica dall'ottobre 1998 all'aprile 2000. Innumerevoli sono stati i favori di D'Alema a Berlusconi, eccone elencati solo alcuni ed in rapida sintesi:

1- Alla fine del 1994 la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale la legge Mammì, di conseguenza Berlusconi è costretto a vendere Rete4 e cedere le frequenze ad un nuovo soggetto, Europa7. A quell'epoca il principale partito di opposizione era il PDS, con D'Alema segretario nazionale. Il governo “Berlusconi I” cade subito dopo, a quel punto sarebbe bastato convertire in legge la sentenza della Corte Costituzionale e Berlusconi avrebbe perso un canale televisivo, in un momento in cui la sua azienda era fortemente indebitata; un colpo mortale, sia economico che politico. Ma D'Alema ed il PDS non lo fanno. Anzi, memorabile un intervento di Violante nel 2003 in Parlamento in cui ricorda a Berlusconi che nessuno avrebbe mai toccato le sue televisioni.

2- D'Alema non appoggia i referendum sulle televisioni nel 1995, che avrebbero tolto a Berlusconi grossi introiti pubblicitari, più due delle sue televisioni: un fatto estremamente positivo, perchè avrebbe praticamente risolto il conflitto di interessi. Il PDS non fa campagna elettorale, Berlusconi con i suoi tre canali sì, ed ovviamente vince il referendum.

3- Nel 1999 D'Alema, allora Presidente del Consiglio, concede a Rete4 la proroga per poter continuare a trasmettere in barba alla sentenza della Corte Costituzionale e ad Europa7, che già da 5 anni aspetta di poter andare in onda. Inoltre con la legge n° 488, sempre del 1999, il governo D'Alema permette a Berlusconi di cedere solo l'1% allo Stato degli introiti delle sue televisioni, in quanto concessionario di frequenze pubbliche: in pratica lo Stato regala a Berlusconi le frequenze televisive.

Giorgio Napolitano invece è stato il primo ex-PCI nominato Ministro dell'Interno ed il primo Presidente della Repubblica. E' interessante sottolineare due aneddoti poco ricordati della vita politica di Napolitano: poco dopo essere stato nominato Ministro dell'Interno nel 1996, Federico Umberto D'Amato, vecchio capo Ufficio degli Affari Riservati, dice di Napolitano: “Giorgio Napolitano? L'abbiamo tenuto sotto osservazione per 30 anni! E' una brava persona”. Può essere un complimento, ma può essere visto anche come una velata minaccia o ricatto. Sta di fatto che il giorno dopo, lo stesso Napolitano a chi gli chiede se cercherà di fare luce sui misteri delle stragi, preciserà che non ha intenzione di “aprire gli armadi”. Inoltre nel 1998, ancora Ministro dell'Interno, è molto criticato perchè non ha saputo evitare la fuga di Licio Gelli all'estero, il giorno stesso della sua condanna definitiva dalla Cassazione per depistaggio e strage.

Come Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato tutte le leggi di questo governo e tutte le leggi ad personam senza battere ciglio, basta ricordare tra le tante lo scudo fiscale, il legittimo impedimento, il Lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale, il raddoppio dell'IVA a SKY, il decreto “interpretativo” sulle liste del Lazio ecc. ecc. Tutte leggi che hanno fatto inorridire qualsiasi costituzionalista e sulla cui moralità non c'è nulla da discutere: nel senso che sono leggi prive di moralità, utili solo a favorire Berlusconi e la criminalità organizzata.

C'è molto da riflettere sul fatto che due ex uomini del PCI abbiano potuto fare così tanto per uno che giorno sì, giorno no, si scaglia contro i comunisti ed evoca una assurda lotta contro il comunismo, rappresentato, secondo lui, dalla sinistra attuale e dalla Magistratura. Assodato che Berlusconi mente, perchè lo fa per natura, e considerando che D'Alema e Napolitano in questi anni sono stati fra i personaggi di spicco della sinistra e quindi dell'opposizione all'attuale premier, occorre chiedersi cosa sia stata la “sinistra” in questi 16 anni, quali siano stati i suoi “reali” obiettivi. Perchè i casi sono due: o la sinistra ha fallito completamente, commettendo errori politici clamorosi, spesso ridicoli, quindi dimostrando di essere stata rappresentata sempre da perfetti incapaci, oppure la sinistra ha sempre agito coscienziosamente, nell'obiettivo non dichiarato di consegnare il Paese nelle mani di Berlusconi.

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