In questi giorni, tra gli innumerevoli scandali che stanno dipingendo la nostra classe dirigente come una banda di criminali (c'è chi lo sostiene da tempo), il più clamoroso, per certi versi, riguarda la conferma della profonda infiltrazione della 'ndrangheta nella vita politica ed economica della Lombardia, grazie ad una operazione delle Forze dell'Ordine che ha portato a più di 300 arresti di uomini legati ai clan calabresi. Conferma, perchè molti giornalisti, molti documenti, molte altre inchieste ed arresti eccellenti denunciavano e testimoniavano come la mafia avesse messo radici solidissime in Lombardia da parecchi anni. Tuttavia per i rappresentanti delle Istituzioni, come per il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il problema non esisteva, la mafia in Lombardia per loro non era mai esistita; d'altronde, anche Dell'Utri in una celebre intervista a Chiambretti sosteneva che la mafia, a suo parere, “non esiste”. Di fronte a queste evidenze gravissime, di collusione fra politica ed economia lombarda e 'ndrangheta, occorre chiedersi che ruolo abbia avuto la Lega in tutto questo, vale a dire un partito che è al potere da quasi 10 anni in Lombardia e che si è dipinto negli anni paladino della nostra sicurezza e della difesa del nostro territorio e delle nostre tradizioni. A giudicare da questa inchiesta, c'è da chiedersi da chi ci abbiano difeso, visto che il potere mafioso in Lombardia è cresciuto e si è consolidato sotto i loro occhi. Sono attentissimi all'extra-comunitario che sgarra di una virgola, e non hanno mai lontanamente intravisto la trave immensa della mafia che comanda e acquista sempre più potere. Ci “difendono” da qualche poveraccio che tenta uno scippo o spaccia per sopravvivere, e ci lasciano in balia di mafiosi che dalla Calabria vengono a fare ciò che vogliono a casa nostra. Bella difesa del nostro territorio e delle tradizioni! A meno che adesso i leghisti non ci vengano a raccontare che la 'ndrangheta, in un certo senso, ha sempre fatto parte della cultura e tradizione padana. Un errore di valutazione gravissimo, vista la dimensione dell'infiltrazione mafiosa in Lombardia. Non si può far altro che constatare quindi il completo fallimento della politica della sicurezza della Lega Nord, che dimostra una miopia assoluta dei leghisti verso questo problema. Un fallimento di dimensioni epocali, forse troppo. Tredici anni fa il giornale “La Padania” dava del mafioso e piduista a Berlusconi, facendogli quelle domande che in 16 anni nessun altro giornale ha avuto il coraggio di fare. Dal 2001 il problema “mafia” è letteralmente sparito dall'attenzione dei leghisti, i loro bersagli sono diventati gli extra-comunitari e sono sempre stati alleati fedeli del mafioso e piduista (a loro dire). Come mai? Come nel caso della ridicola opposizione del PD, c'è da chiedersi se questi errori siano frutto di completa incompetenza, o non siano altro che cosciente connivenza e complicità.
News
LEGHISTI, MA DOVE ERAVATE?
19 giugno presidio contro la legge bavaglio
Ribadiamo con forza il nostro NO ad una legge liberticida che mette il bavaglio alla libertà di manifestare il libero pensiero, che mette ulteriori catene alla magistratura per svolgere le proprie indagini limitandone la capacità investigativa, che nega il diritto dei cittadini ad esser informati e cala una mannaia sulla libertà di espressione in rete.
Il nostro premier la spara grossa, parla di 7 milioni e mezzo di persone intercettate, ma anche un bambino arriverebbe a capire che sono numeri farlocchi. Le intercettazioni effettuate dalla magistratura sono tutte registrate e autorizzate, pertanto il loro numero è facilmente individuabile in modo certo e incontestabile, e il numero si aggira tra i 50.000 e i 75.000 telefoni l’anno, considerando che ogni sospettato solitamente ha più di un telefono, il numero degli intercettati annualmente non supera le 15.000 unità. Rapportando questo numero ai milioni di procedimenti penali pendenti… ci si rende conto che sono un numero veramente irrisorio.
IL 19 GIUGNO ALLE ORE 16.00 IN CORSO ZANARDELLI insieme alle altre realtà locali Libertà e Giustizia Circolo di Brescia, Libera Coordinamento di Brescia, Associazione Civica Brescia, Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato” e il Popolo Viola di Brescia, vogliamo dire NO a questa legge vergognosa.
Perché NO alla legge bavaglio.
Il Governo e la maggioranza vogliono porre limiti ristretti alle intercettazioni ma gli orrori della clinica S. Rita sono stati scoperti dopo 11 mesi di intercettazioni. Con questa legge pazienti avrebbero continuato ad essere operati inutilmente e i sanitari ad arricchirsi illecitamente sulla loro pelle
I reati di mafia spesso si scoprono partendo da altri reati ad esempio intercettando per quattro mesi un imprenditore sospettato di truffa e frode, si è scoperto che riciclava soldi di un importante clan mafioso. Con questa legge le intercettazioni non avrebbero portato a tale risultato.
Il magistrato per autorizzare l’intercettazione dovrà avere altri elementi concreti che provino la responsabilità dell’indagato: si intercetta un sospettato solo quando si è praticamente certi che è colpevole. Per l’omicidio di Cogne è bastato un solo magistrato per infliggere una condanna a 30 anni di carcere. Ora ne serviranno tre per autorizzare un intercettazione di un semplice sospettato.
Per indagare o intercettare un sacerdote magari per pedofilia, si dovranno avvertire immediatamente le autorità religiose
I giornalisti non potranno informare i cittadini sul contenuto delle intercettazioni di cui non potranno scrivere nè parlare fino al termine delle indagini preliminari. In questo modo i cittadini non avrebbero saputo niente di Calciopoli, dei pestaggi alla scuola Diaz, della corruzione nella distribuzione degli appalti pubblici in cambio di festini e prostitute, delle risate degli imprenditori sciacalli dopo il terremoto a L'Aquila. Cittadini espropriati del diritto di conoscere e giudicare chi governa.
I giornalisti “disobbedienti” saranno puniti con elevate ammende e l’editore con sanzioni che raggiungono migliaia di euro.
Obbligo di rettifica per tutti i siti informatici Tutti i siti internet, fra cui blog, social.network, forum dovranno pubblicare obbligatoriamente entro 48 ore dalla richiesta le dichiarazioni di rettifica a loro pervenute, con la stessa visibilità della notizia a cui si riferiscono, senza possibilità di commento; pena migliaia di euro di multa. Viene applicata una legge sulla stampa del 1948 alla moderna tecnologia web, equiparando blog e social-network a testate giornalistiche. Chiaro l'obiettivo intimidatorio verso chi utilizza blog e siti internet amatorialmente per dare notizie ed esprimere il proprio pensiero.
Inno all'inno

Il 2 giugno mentre l'Italia intera festeggiava i 64 anni dalla nascita della Repubblica Italiana, alcuni ministri (uomini dello stato?) hanno preferito ritrovarsi a Varese.
Anche loro per ricordare quell'evento, ma anzichè gioirne insieme al resto dell'Italia hanno preferito ricordarlo con tristezza, accompagnando la cerimonia con canzoni come "La gatta" di Gino Paoli, canzoni di Andrea Bocelli, e il silenzio al posto dell'Inno Nazionale, per rimarcare ancora di più il loro disprezzo verso quell'unità che cara è costata a tanti italiani.
A questi "uomini dello stato" vogliamo rispondere riportando una poesia scritta da un professore siciliano, un vero e proprio inno all'inno.
A l'Innu d'Italia e al suo compositore Goffredo Mameli
Basta ca sentu
li primi tri noti
di l'innu nazionali
ca lu me cori
subbitu s'infiamma
e si metti a vibbrari.
'Fratelli d'Italia',
e lu pettu gia
mi sentu scoppiari;
a 'dov'è la vittoria?'
già mi sentu forti
cchiù d'un toru.
Poi, appena dici:
'stringiamoci a Corte
siam pronti alla morte'
lu me cori
nun sapi cchiù
chiddu chi fari,
si scatina
e accumincia a bummiari...
Bum! Bum! Bum!
Tante esplosioni
e una sola reazione.
lo pensu sulu a tia
fratuzzu miu,
a tia ca no ciuri ciuri
di la gioventù
ci lassasti la vita
pri fari l'Italia unita.
A tia, ca a suli vint'anni,
hai fattu un innu
accussì amurusu e beddu
ca dopu 150 anni
ancora piaci a tutti
granni e picciutteddi.
Un innu ca ci purtò
a la vittoria
cù tanti onuri
e tanta gloria
Un innu ca ci livò
da li fatichi,
da l'affanni,
e da li spisi.
Un innu can un ci voli
cchiù divisi
'ne calpesti, ne derisi'
propriu accussì
comu tu ricisti
vulisti e facisti.
Un innu ca c'invita
all'amuri
comu voli lu Signuri
'uniamoci, amiamoci
l'unione, e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore'.
Un innu di santi paroli
fattu cu lu sangu e cu lu cori
trasutu pri lu giustu drittu
dintra la storia,
e j immuruti ri patri
a cu 'un u sapi a memoria.
E oggi e sempre come ieri:
Viva l'Italia e l'Innu di
Mameli!
Palermo 5 maggio 2010
Aldo Cataldo Ferraro
Strage di Piazza Loggia - così Brescia ricorda le vittime?
Abbiamo ricevuto queste foto da un bresciano che ora vive in Svizzera, e deciso di pubblicarle oggi, 28 Maggio 2010, giorno in cui si commemora la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, il cui ricordo, giorno per giorno, è rappresentato e mantenuto vivo proprio da quel monumento, che nelle foto spediteci da un nostro amico è così “calorosamente” circondato da rifiuti di ogni genere.
"Ciao, vivo normalmente in Svizzera. Non ne posso più delle differenze e dei privilegi che ho sopportato da quando ho capito qualcosa e che ho dovuto subire in Italia. Sono nato ed ho vissuto a Brescia. Torno ogni tanto per trovare i miei familiari ed ogni volta vedo che questo andazzo peggiora: posteggi selvaggi, regole non rispettate, auto blu che fanno di tutto ed i primi sono proprio i tutori dell'ordine che dovrebbero dare l'esempio. Abito in centro e quando vedi una pattuglia di vigili sembra che siano in giro a passeggio, in conversazione. Ma che vengano in Svizzera a vedere come si lavora: ti fermano alle 3/4 di notte e verificano la tua posizione: non occupano un posto ma lavorano. Le foto di seguito sono state scattate domenica 16 maggio non in un angolo sconosciuto della città ma in Piazza della Loggia, davanti alla casa del comune! Ogni commento è superfluo....
Fatene quello che volete. F. T."
E' triste che una persona che saltuariamente frequenta Brescia possa imbattersi in una situazione tanto imbarazzante, con cumuli di rifiuti nella principale piazza della città; è inaccettabile che un luogo ed un monumento tanto importanti per la città e non solo, tanto carichi di storia ed emozioni, possano essere utilizzati così facilmente come discarica, seppur temporanea.
Chi ha lasciato quei rifiuti in quel posto, intorno a quei fiori e a quella croce, certamente non ha provato alcuna forma di rispetto per coloro che sono rimasti uccisi o feriti quel giorno, e questa è la constatazione più triste che si possa fare da questo episodio. E' la mancanza di memoria storica, di sensibilità, di pietà umana, che rende un popolo povero ed incivile. Per questo è necessario che le Istituzioni facciano in modo che certi valori e certi sacrifici vengano non solo ricordati negli anniversari, ma quotidianamente, nelle azioni e nell'animo dei cittadini.
Ci auguriamo quindi che l'Amministrazione Comunale di Brescia faccia in modo che una simile indecenza non abbia più a verificarsi, ed eventualmente, spieghi perchè il 16 maggio 2010 Piazza Loggia era ridotta in quel modo.
LE FOTO Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4 Foto 5 Foto 6 Foto 7 Foto 8







Il fresco profumo di libertà delle Agende Rosse
Mancano pochi minuti allo scoccare delle 5 pomeridiane. È una calda giornata estiva del 1992, il 19 luglio, poco lontano dal cuore di quella Palermo che ha già visto una folla di corpi stesi in terra senza calore. Sette persone, tra cui una giovane donna, ancora non sanno che di lì a poco sarebbero passati alla storia, per sempre. O, pur sapendolo, non hanno ancora la certezza di quando. Una persona, in particolare, è conscia che Cosa Nostra difficilmente lascia uscire vive delle persone dal proprio mirino. È un Procuratore Aggiunto presso la procura del capoluogo siciliano, che a meno di due mesi dalla morte del suo più caro amico e collega, Giovanni Falcone, sta correndo disperatamente contro il tempo. Alle 16:58, in via D'Amelio 100 kg di tritolo caricati su una Fiat 126 spazzano via, assieme a quella di Paolo Borsellino, le vite degli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Ciò che non è passato alla storia è un presupposto di fondamentale importanza per ciò che accadde quel giorno. È un fatto che sta uccidendo per la seconda volta quelle persone che diedero la vita a servizio dello Stato. Quel 19 agosto venne posta la firma su un patto scellerato, come confermeranno le indagini del consulente Gioacchino Genchi. Un accordo tra poteri occulti e trasversali nella politica e il cancro che da più di un secolo sta divorando una terra “sfortunata e bellissima”. Paolo Borsellino portava con sé quel giorno un’agenda dalla copertina rossa. Erano annotate su di essa informazioni delle indagini e dei colloqui che il procuratore compiva nello svolgimento del suo dovere. Nella data del primo luglio del 1992, come testimonia l'agenda grigia in possesso dei suoi familiari, Borsellino avrebbe dovuto avere un colloquio con il ministro dell'interno Nicola Mancino. Il ministro gli organizzò invece un incontro con il capo della polizia Parisi e il numero tre del SISDE Bruno Contrada, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il pentito di mafia Gaspare Mutolo ricorda che Borsellino uscì sconvolto dall'incontro, al punto che fumava due sigarette contemporaneamente. Sull'agenda rossa vennero annotati i dettagli di quell'incontro.
Tutt'oggi di quell'agenda non esistono più tracce. Ci si chiede se in quell'incontro si parlò della trattativa in corso tra lo Stato e la mafia. Se fu quell'abominevole accordo, al quale Borsellino si mise, anima e corpo, di traverso, a sconvolgere a tal punto un uomo che aveva fatto dell'integrità e del servizio alla nazione la sua vita. Se sia un caso che dopo il 1993 cessarono le stragi di mafia. Ci si chiede se è per questo che venne fatta sparire l'Agenda Rossa. Gli anni passano e le armi dei fautori e protraenti dell'accordo cambiano. Coloro che oggi portano avanti quell'importantissimo lavoro con dedizione e onestà si vedono delegittimati, se non infamati, sui media. Ne sono testimoni Gioacchino Genchi, Luigi De Magistris, il pool di Palermo, così come i magistrati di Milano di ieri e di oggi.
È una calda mattinata di inizio autunno. Sui tram, sugli autobus, in auto, sulle carrozze dei treni diretti a Roma altre persone arrivano da tutta Italia. Nelle loro menti il volto impresso è quello di quel Procuratore aggiunto. L'idea che li unisce è nitida, come 2 mesi prima è successo a Palermo, nell'anniversario della strage. Il 26 settembre 2009 migliaia di persone, il Popolo delle Agende Rosse si unisce e sfila dalla Bocca della Verità fino a Piazza Navona. Per resistere. Per chiedere conto alle istituzioni di ciò che accadde 17 anni prima. Per non dimenticare uomini che credevano che le idee fossero più forti di qualsiasi somma di denaro e di qualsiasi compromesso. Salvatore Borsellino, che dopo anni di silenzio ha deciso di dare nuovamente voce al fratello, guida il corteo per le vie di Roma. Partecipano alla manifestazione, direttamente e indirettamente, giornalisti, politici e rappresentanti della società civile, tra cui Sonia Alfano, figlia della vittima di mafia Giuseppe, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris,Carlo Vulpio, candidati dell'Italia dei Valori, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Gianni Lannes e Antimafia 2000. Parlano persone come Pino Masciari, testimone di giustizia, la cui vita, ancora condizionata dalle minacce della 'ndrangheta, è prova indiretta di quell'oscena connivenza. Ma anche comuni cittadini, come Cecilia Sala, che appena quattordicenne, a differenza dei coetanei radunati per il concerto dei Tokyo Hotel, preferisce far camminare le idee dei morti nella lotta alla mafia sulle proprie gambe, leggendo gli ultimi giorni di vita di Borsellino a una platea commossa.
È fondamentale il ricordo di chi ha lasciato con le parole e i fatti terreno fertile per un'Italia migliore. Tuttavia il messaggio che penetra nell'animo di chi quella sera di settembre è tornato verso casa è un altro. Fu Paolo Borsellino, poco prima di morire, a rendere chiaro a tutti dove si trovasse il cuore della lotta alle mafie. Esse sopravvivono e traggono la loro linfa vitale dal grande silenzio, prima ancora che dagli accordi e dalla spartizione del potere politico. Dall'indifferenza e dall'ignoranza di molti. O anche dalla speranza di qualcuno che siano pochi eroi isolati a salvare la situazione. Restano da citare le sole parole che lui lesse in occasione della commemorazione di Giovanni Falcone, il 20 giugno 1992.
«La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra disgraziata e bellissima, non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.»



News
Novità da tutta Italia, gli amici di Pino Masciari in movimento
Saranno prescritti Mills e Mediaset. di Antonella Mascali (antefatto.ilcanocchiale.it).
Il Padrino accoglie i viaggiatori a Milano. di Nando Dalla Chiesa (www.nandodallachiesa.it).
Informazioni su Cosa Nostra e organizzazioni connesse.
Salvatore Borsellino e il movimento dell'Agenda Rossa.
