Riceviamo e pubblichiamo.
"Voglio raccontarvi per filo e per segno come ho festeggiato il compleanno dell’Italia. Qualche giorno fa mi arriva una mail da Vito del Meetup “amici di Beppe Grillo” Brescia; invita a partecipare alla commemorazione per la nascita dello Stato italiano organizzata dall’ ANPI di Adro. Sono tentato e ci penso. Il 16 marzo, leggo sul “Fatto Quotidiano” la lettera di Gualtiero Tonoli, il presidente della sezione. Ho deciso. Festeggerò l’anniversario dell’unità d’Italia nel paese tristemente noto per vari fatti di “intolleranza padana”. Ne cito un paio giusto per rinfrescare la memoria: lasciare senza cibo i bambini se i genitori non pagano la mensa. Fare il lavaggio del cervello attraverso una scuola pubblica riempita da simboli di partito. Piove, ma la giornata è splendida. Festeggiare ad Adro è simbolicamente emozionante, coinvolgente... non vedo l’ora. Arrivo in paese presto, la commemorazione è alle 10. Alle 9 sono in un bar di fronte al comune a fare colazione. Avete mai visto il palazzo comunale di Adro? E’ spettacolare. Tutto il paese è un piccolo gioiello incastonato in Franciacorta. L’atmosfera è tranquilla, poche persone in giro. Al bar ascolto vari commenti, mi conforta scoprire che non sono in un covo di leghisti. Entrano sei agenti della digos, perché? Perché i cortei ad Adro saranno due. Uno organizzato dall’ANPI un mese fa e l’altro organizzato frettolosamente in questi giorni dal famoso sindaco. I percorsi sono inversi, comune-cimitero per l’ANPI e cimitero-comune per “gli altri”. Altri che non abbiamo incrociato quindi la digos ha fatto un buon lavoro per evitare tensioni. Sono quasi le dieci e mi avvio verso il palazzo Bargnani Dandolo, sede del comune. I fratelli Emilio ed Enrico Dandolo sono due eroi del Risorgimento che riposano nel cimitero di Adro. C’è poca gente. Un signore, vedendomi senza simboli, chiede se voglio un piccolo nastrino tricolore; accetto volentieri e con uno spillo me lo appunta alla sciarpa. Comincio a pensare che alla commemorazione saremo in pochi (ma buoni...). Mi sbaglio, perché a ridosso dell’orario stabilito arrivano in tanti; uomini, donne, studenti, bambini. Tante bandiere italiane, poi quella dell’ANPI e della Pace. Tanti ombrelli colorati. Piove ancora ma non importa a nessuno, smetterà. Il corteo parte e prima di arrivare al cimitero viene deposta una corona d’alloro al Monumento dei Caduti; cantiamo tutti insieme l’Inno di Mameli e qualche canto partigiano. Si sale verso il cimitero. Qualcuno dall’alto cerca di intravedere la famosa scuola; ci sono tante persone che non sono di Adro, come me. Lungo il tragitto gli adrensi parlano... ti rendono partecipi del loro rammarico ma anche della loro voglia di resistere. Io sono davanti e “bonifico” il percorso, togliendo dai pali della luce gli adesivi della padania. I leghisti non sanno che un adesivo su una superficie bagnata si stacca facilmente; da bravo cittadino metto i rifiuti nel cestino. Presso la tomba di famiglia monumento nazionale degli eroi risorgimentali avviene la deposizione della corona. Nel frattempo incontro Vito ed Emanuele del Meetup; a fine cerimonia abbiamo il piacere di scambiare qualche parola con il presidente della sezione ANPI di Adro. Ci confida che la lettera al “Fatto Quotidiano” l’ha scritta qualche giorno fa, una sera che non riusciva a dormire. La cerimonia è finita, la partecipazione è stata tanta e si scende verso il paese. Ci troviamo per caso di fronte alle sedi della lega e del pdl; sono lì, una vicina all’altra. Fanno quasi ridere. Poi pensi ai danni che stanno facendo e il sentimento cambia, ti viene da piangere. Pensi alle madri dei bambini messe una contro l’altra da una politica con la “p” microscopica. La casta dei politici ci vuole divisi e litigiosi ma le cose stanno cambiando. Un ragazzino appende un cartello alla cassetta della posta, c’è scritto “la padania non esiste”. Ad Adro, come in tante parti d’Italia finalmente, l’Italia s’è desta!
Viva la Resistenza, viva l’ANPI e viva l’Italia libera e unita.
Matti Claudio
I 150 anni d’Italia che Adro dimentica (da “Il Fatto Quotidiano” del 16 marzo 2011)
Gentile direttore,
Adro è quel paese giunto tristemente alla notorietà a causa del suo sindaco per via di diverse prese di posizione e iniziative di indubbia volgarità, tra queste segnalo le più odiose: simboli padani nella scuola pubblica; estromissione dalla mensa scolastica di bambini appartenenti a famiglie in difficoltà economiche; delegittimazione del consiglio per le attività parascolastiche con atti d’imperio; taglia sui clandestini. Oscar Lancini è l’uomo dell’intolleranza. Scaltro e fanatico è uomo di trincea della Lega Nord, utile servitore di qualche folle stratega che punta alla secessione, udite bene “secessione”, pesca nel torbido e muove gli istinti di pancia di molti cittadini di questo borgo franciacortino ricco di storia, di gente semplice e laboriosa e anche di danaro.
Dichiara guerra a tutti coloro che dubitano del suo pensiero, compresi molti suoi sostenitori, il paese è succube e impaurito, teme le sue minacce e subisce come gli antichi contadini medievali di questa terra meravigliosa. Questa volta il tema è il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: si è messo in testa di non festeggiare.
Premetto che finanzia molte associazioni locali a patto che siano fedeli servitori della sua causa. Il 25 febbraio scorso il sottoscritto Gualtiero Tonoli, pres. dell’Anpi del paese, rendendosi conto dell’inerzia del primo cittadino, decide di organizzare alcune iniziative sul tema. Ad Adro riposano due eroi del risorgimento Italiano, Enrico ed Emilio Dandolo, paese di residenza anche di tutta questa nobile famiglia che tanti lasciti ha donato a questa comunità. Doppia motivazione per commemorare, il sindaco però in combutta con alcuni rappresentanti delle associazioni, boicotta l’iniziativa e arriva a vietare la commemorazione organizzata dall’Anpi di Adro già in stato di avanzamento organizzativo e in regola con tutti i permessi del caso. Sostituisce il tutto con una sua iniziativa organizzata in fretta e furia e pubblicizzata sul sito del comune solo venerdì 11/03/2011 che prevede di rendere onore ai due eroi ma senza citare il 150esimo dell’Unità d’Italia. Queste sue iniziative di basso profilo sono circoscritte in tre punti significativi del paese, senza un corteo, senza suonare l’inno di Mameli, come a voler far credere a tanta gente semplice che i due fatti sono slegati tra loro, come se l’eroismo dei Dandolo e la nascita dello Stato Italiano non fosse stato, il primo la causa e il secondo l’effetto. È chiaro che noi non obbediremo a questo gravissimo atto d’imperio e intimidatorio, ma il fatto resta a testimoniare il degrado democratico e morale. Questa infezione che molti miei concittadini non riescono a cogliere, va fermata prima che sia troppo tardi.
Gualtiero Tonoli, presidente sezione Anpi di Adro