CHI E' GIOACCHINO GENCHI
Gioacchino Genchi è nato a Castelbuono (PA) il 22 Agosto 1960. Laureato in Giurisprudenza, nel 1985 entra per concorso nella Polizia di Stato. Dal 1996 lavora come consulente tecnico per l' Autorità Giudiziaria, in aspettativa non retribuita dalla Polizia di Stato dal 2000. E' un grande esperto di informatica e telefonia. Il suo lavoro per l' Autorità Giudiziaria consisteva nell'incrocio di tabulati telefonici nei processi di omicidio, rapina, mafia, tangenti, stragi ed altro.
Tra le sue molte collaborazioni si ricordano quelle con la Procura di Caltanissetta nelle indagini sulla strage di via D'Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e la sua scorta e con il magistrato Luigi De Magistris nelle inchieste “Why Not” e “Poseidone”, in cui venivano contestati reati come finanziamento illecito ai partiti, corruzione, truffa, associazione a delinquere ad un gruppo di persone in gran parte legate alla loggia massonica coperta “Loggia di San Marino”.
IL “CASO GENCHI”
Per molti è stato un illustre sconosciuto, finchè il 24 Gennaio 2009 Berlusconi annuncia da Olbia la scoperta del “..più grande scandalo della storia. Un signore ha messo sotto controllo 350.000 persone..” Questo signore è Gioacchino Genchi ed il premier fa riferimento ad un suo presunto archivio che sarebbe servito a numerosi pm, tra cui De Magistris, per mettere sotto controllo i tabulati telefonici di politici e rappresentanti delle istituzioni. “Bisogna consentire le intercettazioni solo per gravi prove di reato e con tempi che devono rientrare nei trenta giorni estendibili ad altri quindici. Non dobbiamo più rinunciare alla nostra privacy.......come minimo si apriranno gli occhi su tutto il marcio che c'è e che è stato reso possibile dalle intercettazioni per come sono state utilizzate fino ad ora”. Continua il premier sempre da Olbia.
L'archivio sarebbe nato in seguito all'attività di Genchi come consulente informatico di magistrati: con la loro autorizzazione egli avrebbe avuto accesso ai sistemi informativi delle aziende telefoniche, banche dati del Ministero dell'Interno, dell'Anagrafe Tributaria, della Camera del Commercio ed altri servizi, accumulando e conservando dati sensibili di migliaia di persone.
L'archivio è oggetto di analisi da parte del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), presieduto da Francesco Rutelli, in quanto sembra esservi registrato anche il traffico telefonico di apparecchi in uso ad esponenti dei servizi segreti. Si parla per giorni di centinaia di migliaia di record anagrafici, centinaia di migliaia di persone fisiche “controllate”, migliaia di tabulati utilizzati. Piano piano spuntano anche i nomi di alcune persone “spiate”: gli ex ministri Mastella e Pisanu, l'ex sottosegretario Minniti, il procuratore nazionale antimafia Grasso, l'ex capo della Polizia De Gennaro, più decine di telefoni intestati a Camera dei Deputati, Senato e Presidenza del Consiglio.
Francesco Rutelli nella relazione al Parlamento sul “caso Genchi” afferma che esso rappresenta una “..vicenda di enorme rilievo per le istituzioni democratiche...” ed elenca i punti di rilevanza istituzionale: l'acquisizione di dati sensibili riguardanti esponenti dei servizi segreti, l'acquisizione di un numero impressionante di dati su migliaia di persone, grazie ad un archivio di 14-18 milioni di righe di traffico telefonico e la creazione di una banca-dati nella disponibilità delle Procure di Catanzaro, Salerno e Roma, oltre che dello stesso Genchi.
Il 4 Febbraio 2009 esce la notizia che l'ex consulente di De Magistris risulta iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma (procuratore Giovanni Ferrara, gli aggiunti Nelio Rossi e Achille Toro) in relazione al suo presunto archivio, con le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e violazione della privacy. A questa data, i numeri parlano di 5,5 milioni di intestazioni anagrafiche richieste da Genchi alla Telecom fra il 2004 ed il 2008 (circa un italiano su dieci), 24.000 tabulati telefonici acquisiti ed utilizzo di password di accesso alle banche dati dei gestori diverse da quelle autorizzate.
Il 13 Marzo 2009 i Carabinieri del Ros, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, perquisiscono gli uffici e l'abitazione di Genchi. La Procura precisa che il provvedimento di perquisizione è stato disposto per verificare se vi siano state irregolarità nell'acquisizione di tabulati telefonici appartenenti ad esponenti dei servizi di sicurezza e per verificare eventuali accessi indebiti nell'Anagrafe Tributaria. Il culmine della vicenda si raggiunge il 23 Marzo 2009 quando Genchi viene sospeso dal servizio dalla Polizia di Stato per dichiarazioni “lesive per il prestigio di istituzioni dello Stato” che rende “la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l'immagine della Polizia”. Gli vengono ritirati tesserino, manette e pistola. La sua colpa è di aver risposto in Facebook al giornalista di Panorama Gianluigi Nuzzi che gli aveva dato del bugiardo.
LA DIFESA DI GENCHI
Durante questi mesi, Genchi ha sempre sostenuto l'infondatezza di tali accuse. In particolare egli sostiene di detenere (su autorizzazioni di giudici per lo svolgimento di indagini e processi) solo tabulati telefonici riferibili a 752 utenze, di non aver mai effettuato una intercettazione telefonica od ambientale in vita sua e che risulta impossibile sapere in anticipo a chi siano intestati tabulati telefonici acquisiti, se a parlamentari, esponenti dei servizi segreti o cittadini normali. Il consulente afferma che le cifre relative ai tabulati (migliaia, centinaia di migliaia, milioni....) sono elevate perchè si riferiscono ai contatti che ogni utenza può avere in un certo lasso di tempo, il che non significa che siano stati acquisiti i contatti di tanti soggetti, ma tanti contatti degli stessi soggetti, o delle diverse utenze in uso a stessi soggetti, perchè un indagato può avere più utenze o può inserire una stessa sim in cellulari diversi.
Genchi sostiene di aver consultato gli archivi (pubblici) dell'Anagrafe Tributaria in quanto unico modo per verificare la corrispondenza al vero di codici fiscali a cui erano intestate schede telefoniche GSM e la reale esistenza del soggetto che assume di esserne titolare; per di più queste ricerche sono state svolte sempre solo dopo specifiche autorizzazioni dei magistrati.
Fa notare come le accuse siano sempre state “generiche”, senza che gli sia mai stato contestato un provvedimento o un atto particolare: ad esempio nessun nome concreto o codice fiscale che egli avrebbe “abusivamente” interrogato; e che tali accuse gli sono rivolte da chi, direttamente o indirettamente, è stato oggetto delle indagini in cui ha svolto il suo lavoro di consulente, vedi Clemente Mastella e Francesco Rutelli (presente nelle intercettazioni di Saladino).
Inoltre, fatto estremamente rilevante, non è chiaro come la Procura di Roma possa indagare su eventuali reati commessi dalle Procure di Catanzaro, Marsala o Palermo, di cui non ha la competenza per indagare. I pm romani sostengono di aver preso, durante la perquisizione degli uffici e della casa di Genchi, solo atti relativi all'inchiesta “Why Not”; ciò è falso, in quanto il Ros ha asportato l'intero server del consulente, con gli originali di indagini riservatissime di numerose Procure, anche a carico di uomini del Ros.
La Procura di Salerno, nel decreto di sequestro probatorio sfociato nelle perquisizioni del 2 Dicembre 2008 della Procura di Catanzaro, in riferimento all'”illegale” avocazione del procedimento “Why Not” e all'immotivata revoca dell'incarico di consulenza a Gioacchino Genchi, scrive “..come nell'ambito di un procedimento illegalmente avocato s'innesti su un indagine tecnica... una serie di accertamenti tecnici sulle attività esperite dal consulente del medesimo procedimento e dallo stesso magistrato.. senza alcuna osservanza dei meccanismi normativi obbligatori”.
L' 11 Aprile il Tribunale del Riesame di Roma annulla i due decreti di sequestro dei computer di Gioacchino Genchi in quanto egli “..ha agito correttamente..”, senza violare alcuna legge. Il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni di tale annullamento demolisce tutte le accuse mosse a carico del consulente (abuso d'ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell'immunità parlamentare e del segreto di Stato) in quanto “..non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all'acquisizione dei tabulati...agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni...coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze”.
Inoltre l'accesso all'Anagrafe Tributaria “non ha arrecato nocumento” ad alcuno, in riferimento ai tabulati di uomini dei servizi segreti “non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato...il Tribunale non rinviene la norma di legge”, che vieterebbe di acquisire i tabulati di un agente segreto.
CONSIDERAZIONI
Prima di provare a spiegare le ragioni dello scoppio di questo caso è opportuno mettere in evidenza altri due fatti di cronaca che riguardano questa vicenda: da un lato le dichiarazioni tutt'altro che garantiste della maggior parte degli uomini politici chiamati a commentare lo scoppio di questo caso, come se le imputazioni a carico di Genchi fossero realtà assodate e certe e come se essi stessi fossero i giudici (imputazioni poi smentite dal Tribunale del Riesame di Roma), come se in Italia non esistesse la separazione dei poteri (“Il signor Gioacchino Genchi invece di dare consigli alle persone perbene si rechi volontariamente in Procura, o meglio ancora in un carcere a sua scelta perchè ciò che lui e i suoi mandanti hanno fatto è di una gravità inaudita”, Maurizio Gasparri, Adnkronos 26 Gennaio 2009). Inoltre da notare la clamorosa disparità del rilievo mediatico registrato a seconda del tipo di notizie che nel tempo si sono succedute: enfasi massima per le dichiarazioni dei politici e per le accuse a Genchi, servizi a reti e giornali unificati sulle sue malefatte e silenzio assoluto, totale, per le sentenze dei tribunali favorevoli al consulente. Atteggiamento simile lo si è riscontrato anche nel “caso” De Magistris.
Alla luce di questo, diverse possono essere le motivazioni per le quali è stato “montato” questo caso, privo, fino ad ora, di fondamenti giuridici.
- Creare nell'opinione pubblica un clima propizio per la limitazione delle intercettazioni telefoniche voluta da Berlusconi, passo indispensabile per garantire l'impunità alla classe dirigente italiana.
- Denigrare Genchi per diffamarlo e delegittimare le sue inchieste, in particolar modo quelle riguardanti l'omicidio Borsellino, dove il consulente era riuscito a risalire a coinvolgimenti dei servizi segreti italiani.
- Screditare di riflesso il magistrato De Magistris, che, con il suo aiuto, aveva evidenziato nel corso delle sue indagini rapporti equivoci fra politica, magistratura, massoneria e criminalità organizzata.
- Colpire pesantemente un uomo per “educarne” altri, far capire che chiunque in Italia osi minimamente opporsi al gruppo di potere esistente ha i giorni contati, non più dal punto di vista fisico, come era necessario fare fino a qualche anno fa, ma dal punto di vista professionale e della reputazione pubblica.



Il caso Genchi



reati (abuso d'ufficio, violazione della privacy, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell'immunità parlamentare e del segreto di Stato).