A Capriano del Colle (BS) dal 1 agosto 2010 è entrato in funzione un nuovo sistema di raccolta dei rifiuti. Viene descritto come un sistema alternativo al “porta a porta” (PaP) per raggiungere dei buoni livelli di raccolta differenziata. Questo sistema è gestito da Aprica spa, del gruppo A2A, la società che tra gli altri gestisce l'inceneritore di Brescia.
La raccolta dei rifiuti viene effettuata con i cassonetti stradali normali per il differenziato, raggruppati in “mini-isole ecologiche”. L'innovazione consiste nell'introduzione di 55 cassonetti stradali “a calotta” per l'indifferenziato, nei quali si possono introdurre solo modeste quantità di materiale per volta e l'apertura è possibile solo grazie ad una chiave elettronica in possesso solo dei cittadini di Capriano del Colle.
I vantaggi portati da questi cassonetti “a calotta”, secondo i gestori, sono: la possibilità di “contare”, tramite la chiave elettronica personalizzata, quante volte un utente conferisce il rifiuto indifferenziato e far pagare il servizio in modo proporzionato; la possibilità di conferire il rifiuto 24 ore su 24 (mentre con il porta a porta si è vincolati ai giorni di ritiro prestabiliti); impedire migrazioni di rifiuti da altri comuni verso Capriano. Telegiornali e stampa locale hanno osannato i primi risultati disponibili: a Capriano del Colle in un mese la raccolta differenziata è raddoppiata, raggiungendo il 66%, limite al di sopra di quello minimo stabilito per legge (il 65%) da raggiungere per tutti i comuni nazionali entro il 31 dicembre 2012. In realtà, questo sistema presenta numerose lacune e punti interrogativi.
Innanzitutto, il vantaggio di impedire a persone, non residenti a Capriano, di conferire i rifiuti è minimo, in quanto i cassonetti destinati ai rifiuti riciclabili (plastica, carta, vetro e umido) sono ad accesso libero quindi chiunque può conferire i propri rifiuti, sia che siano prodotti a Capriano sia che siano prodotti nei comuni circostanti. Con il sistema porta a porta, invece, vengono rimossi tutti i cassonetti stradali, per cui viene tolta definitivamente ogni possibilità di smaltire rifiuto “straniero”. La tariffa puntuale (“più indifferenziato produci più paghi”) è perfettamente applicabile al sistema porta a porta; molti comuni lo fanno o si apprestano a farlo, anche senza bisogno di un congegno elettronico per ogni utenza, quindi in maniera più economica.
Impostare una tariffa puntuale con il sistema a calotta è deleterio per la raccolta differenziata stessa, in quanto un utente che non vuole pagare l'indifferenziato che produce basta che lo conferisca (magari come ha sempre fatto) in un cassonetto della differenziata a propria scelta, che nessuno controlla (a meno che, in preda a delirio, non si metta una telecamera per cassonetto o si mettano persone, pagate, che 24 ore su 24 controllino a vista tutti coloro che portano i rifiuti). Con il porta a porta è possibile controllare effettivamente ciò che ogni cittadino conferisce al servizio di raccolta mediante l’impiego di comuni sacchetti semitrasparenti forniti all’utenza da comodi distributori automatici.
Il sistema a cassonetto stradale, sia esso con o senza calotta, a tariffa puntuale o no, non permette quindi di avere il controllo sulla singola utenza come con il porta a porta, ma sul singolo cassonetto. Di conseguenza chi prima faceva correttamente la differenziata continuerà a farla, così come chi prima non aveva sensibilità per la raccolta differenziata, continuerà a non averla, perchè “tanto nessuno lo controlla e lo corregge”, e continuerà a conferire i propri rifiuti in modo sbagliato. In sostanza non cambierà niente nella “cultura” del paese. Ecco perchè i cassonetti “a calotta” possono essere deleteri per la differenziata, perchè non responsabilizzano il cittadino, non gli fanno acquisire quella sensibilità che solo con il porta a porta, con il contatto “diretto” con i rifiuti e con il controllo dell'amministrazione, può ottenere: tutto a discapito della cultura ecologica e sostenibile di cui abbiamo bisogno.
Ma non solo dal punto di vista “culturale” vi sono problemi, ma anche da quello pratico. Infatti lo stimolo economico a mettere tutto negli altri cassonetti (perchè “così non si paga”) oppure la mancanza di senso civico che il sistema permette di far perdurare, possono portare alla fine ad avere una differenziata di scarsa qualità, con molto materiale scartato dai centri di selezione, che viene poi mandato in discarica o inceneritore, quindi perso. Di conseguenza il dato del 66% di raccolta differenziata può non essere “reale”, in quanto deve essere corretto con il valore dello scarto rilevato sulle frazioni differenziate.
Per appurare ciò basterebbe incrociare la percentuale di RD con le percentuali di scarto rilevate nei cassonetti della differenziata. Questi valori vengono periodicamente misurati e calcolati dagli ispettori CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) presso gli impianti consorziati. Altre realtà (es. Trentino) che hanno deciso di adottare il sistema a calotta hanno mostrato valori di scarto, ad esempio, all’interno della plastica superiori al 50%, un dato sconfortante, proprio per via della scarsa qualità dei materiali raccolti che non permettono di godere del massimo dei compensi CONAI. Questi contributi vengono elargiti in proporzione alla qualità del materiale raccolto ed è ormai largamente dimostrato che i migliori risultati economici si ottengono esclusivamente con i sistemi domiciliari.
Da uno studio commissionato dalla Regione Lombardia che confronta, dal punto di vista dei costi, i diversi sistemi di raccolta, emerge un dato incontrovertibile: tra la raccolta porta a porta e i cassonetti costa meno la raccolta domiciliare rispetto a quella stradale. In media 69,31 euro per abitante con il porta a porta e 74,45 euro per i cassonetti. “A far la differenza, anche in questo caso, è l'efficienza e l'efficacia dei sistemi di gestione – rileva Lidia Crivellaro, responsabile dell'Ecosportello di Legambiente Lombardia – a incidere sui costi sono soprattutto aspetti come la qualità delle raccolte differenziate, che permettono di ridurre la quota di scarto e ottenere il massimo di riciclaggio e valorizzazione dei materiali. Determinante è dunque il ruolo di amministratori locali e aziende di gestione della raccolta, un aspetto che invece si perde quando si punta tutto sullo smaltimento indifferenziato attraverso gli inceneritori”.
Infine un’amministrazione pubblica che sceglie di dotarsi di questi cassonetti con calotta o di altri sistemi di prossimità ancora più complessi come i contenitori interrati, assume un impegno economico che dovrà essere ammortizzato, vincolando per diversi anni i propri cittadini ad un sistema poco flessibile e semplicistico. Ma non solo, queste scelte adottate oggi escluderanno il Comune da futuri progetti finalizzati al miglioramento delle filiere del riciclo e del recupero di materia, che necessitano di un requisito fondamentale: una raccolta differenziata di qualità eccellente.
Concludendo, questo sistema dei cassonetti “a calotta” non appare un sistema alternativo al porta a porta; in realtà può rappresentare un sistema alternativo ai normali cassonetti stradali, in quanto potrebbe non alterare di molto la quantità di materiale da bruciare o mandare in discarica pur esibendo una buona raccolta differenziata, ma solo virtuale. Soprattutto, questo sistema non porta un cambiamento sostanziale nelle abitudini e nella sensibilità ambientale dei cittadini, che è la cosa più importante.
In collaborazione con www.bresciapoint.it
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