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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

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di Maurizio Pallante (MDF) e Fabio Salvato (Banca Eitca) sulla vicenda FIAT-MELFI per una nuova politica economico-industriale italiana.

Riceviamo dal Coordinamento del Movimento della Decrescita Felice l'appello rivolto direttamente al Presidente Napolitano affinchè si intraprenda una nuova strada nella definizione della politica economica e industriale italiana:

Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica,

Il protrarsi della grave crisi finanziaria, economica, sociale e ambientale che ha colpito il mondo intero ha innescato da tempo una profonda riflessione sulla sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo. Dopo anni di mobilitazione, impegno e campagne della società civile, che noi ci onoriamo di rappresentare, temi come la finanza etica e lo sviluppo sostenibile sono finalmente entrati nell’agenda dei potenti, anche se siamo ancora ben lungi da un cambio di paradigma che oggi appare essenziale.

Abbiamo molto apprezzato il suo recente intervento nella vicenda del licenziamento dei tre operai di Melfi. In questi mesi la FIAT, la principale azienda italiana, ha spesso occupato le prime pagine dei giornali, dalle vicende di Termini Imerese, passando per Pomigliano d'Arco, all’ipotesi di delocalizzazione in Serbia per arrivare oggi a Melfi. Nel suo illuminato e distensivo intervento lei auspica " un passo avanti e un confronto pacato sul futuro dell'azienda ".

Noi sottoscritti, come rappresentanti della società civile ma anche forti della nostra esperienza rispettivamente come fondatore e presidente del Movimento della Decrescita Felice e come fondatore e già presidente della Banca Etica, Le offriamo la nostra disponibilità a tale confronto, certi di poter fornire un contributo sostanziale, avvalendoci anche della collaborazione e consulenza tecnica dell’Ing. Mario Palazzetti, già responsabile del Centro Ricerche FIAT, e di numerosi altri esponenti sia del mondo dell’Università che del mondo economico e industriale.

Le soluzioni per disinnescare le tensioni sindacali, per creare nuovi posti di lavoro di qualità, per rilanciare la FIAT e, ancor più, per uscire dalla crisi economica esistono già e sono a portata di mano, è solo un problema di volontà politica. Il mercato dell’auto è ormai saturo: in Italia circolano oltre 35 milioni di vetture, è chiaro che il futuro della FIAT non può essere solo nell’auto, che, oltretutto, ha un elevato impatto ambientale e sociale (basti pensare agli incidenti stradali). Occorrono nuove idee, occorre diversificare e percorrere nuove strade.

Quando si parla di innovazione e nuove idee, in genere si guarda al futuro. Noi sosteniamo invece che le idee e le soluzioni esistono già e appartengono al passato, un passato che però nessuno ha mai voluto realizzare. Nel 1972 l’Ing. Mario Palazzetti, dirigente del Centro Ricerche Fiat, brevettò il micro-cogeneratore: si trattava di un semplice motore d’auto, che può essere installato in qualsiasi casa, alimentato a metano, collegato ad un alternatore e capace di generare in forma combinata energia termica ed elettrica (da cui il nome di co-generatore). Tale macchina ha un rendimento energetico almeno doppio rispetto alle tradizionali caldaie, il che significa anche dimezzare il consumo di energia da fonti fossili e quindi la CO2 prodotta.

Purtroppo, chissà perché, nessuno in Italia ha sviluppato su ampia scala tale idea, su cui ora sta investendo la Germania: la Volkswagen, con il sostegno del governo tedesco, da qui al 2015, utilizzando come base il motore della Golf, produrrà ben 100.000 cogeneratori che, mentre riscalderanno le case, forniranno anche l’energia elettrica equivalente a ben due centrali nucleari! Perché non può farlo anche la FIAT, che è stata la prima azienda a produrli? Ci sarebbe nuovo lavoro per migliaia e migliaia di operai, un lavoro utile alla società e all’ambiente e in Italia non ci sarebbe più il bisogno di riaprire lo spinoso e controverso capitolo del nucleare.

Questo è solo un primo esempio di quelle che noi amiamo chiamare le “tecnologie della decrescita”, ovvero quelle tecnologie che consentono di creare ricchezza e occupazione di qualità riducendo l’impatto sull’ambiente e il consumo di risorse. Tecnologie per riqualificare gli edifici e ridurre i consumi energetici, per ridurre la produzione di rifiuti, per riciclare le materie prime, per produrre energia da fonti rinnovabili. In questo campo potremmo essere all’avanguardia e non temere la concorrenza di nessuno, neanche della forte economia cinese o americana. Ma ci vuole una classe imprenditoriale sensibile e illuminata, e ci vuole il convinto sostegno di una rinnovata classe politica, che sia capace di una visione più alta e lungimirante rispetto al solito nucleare, grandi opere o inceneritori.

L’8 ottobre p.v., con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Perugia e della Regione Umbria, si terrà a Perugia il primo convegno italiano sulle tecnologie della decrescita. Interverranno numerosi industriali che, nella loro attività economica, stanno già realizzando questa rivoluzione, questo salto culturale. Verrà proposto un patto per mettere in rete conoscenze e tecnologie, creare sinergie, rilanciare il comparto tecnologico e industriale italiano riducendo l’impatto ambientale e il consumo di risorse e creando nuovi posti di lavoro di qualità e ricchi di senso e di valore. Ci guadagneranno gli imprenditori, i lavoratori, i cittadini e anche le generazioni future, cui lasceremo in eredità un mondo migliore e più vivibile.

Cogliamo l’occasione per invitarLa a presenziare a questo importante appuntamento e Le chiediamo di concedere all’evento il Suo Alto Patrocinio. Saremmo molto onorati dalla Sua presenza o quantomeno, da un Suo messaggio di sostegno.

Restiamo a Sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti e per un incontro.

Certi della Sua cortese risposta, Le porgiamo distinti saluti.

Sabato, 28 agosto 2010

Maurizio Pallante
Presidente del Movimento della Decrescita Felice

Fabio Salviato
Già Presidente di Banca Etica
Presidente di SEFEA (Società Europea Finanza Etica e Alternativa)
Presidente di ETICA SGR

 

IL DOPING DELL'ECONOMIA ATTUALE

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In questi anni nel mondo si discute sempre di più sull'utilizzo di energie alternative da fonti rinnovabili (sole, vento, geotermico, moto ondoso), sulla necessità di ridurre la produzione di rifiuti e valorizzare il riciclo degli stessi, senza che però nessuno prenda una decisione definitiva, puntando senza riserve su queste nuove strade. Il freno e l'argomento più forte portato da chi sostiene che sia ancora presto per abbandonare il vecchio modo di produrre energia è l'anti-economicità delle fonti rinnovabili: "costano ancora troppo".
Supponendo che questo sia vero, comunque questa tesi è sbagliata, tragicamente sbagliata. Perchè nell'analisi dei costi che viene tuttora fatta, non vengono inclusi i costi "ambientali", e quindi "sanitari", delle diverse fonti di energia. Ad esempio, oggi il calcolo su quanto costa un litro di benzina viene fatto in base al costo del greggio, che include i costi di estrazione, trasporto e trattamento; non vengono considerate le molecole di CO2 prodotte in
ognuna di queste fasi, nè quelle che verranno prodotte dalle macchine e quindi il danno all'ambiente che provocano, quindi il loro costo, ne tantomeno le PM10 prodotte e quindi il danno alla salute che causano, con costi per tutti noi. Allo stesso modo chi abbatte un albero non paga per il danno ambientale che provoca, o chi gestisce una discarica o inceneritore non paga per il mancato riciclo di materie prime o per l'inquinamento che provoca.
Questo concetto può essere esteso a tutti gli aspetti e produzioni economiche oggi esistenti. Ecco quindi che siamo in presenza di una economia palesemente ingiusta, un vero e proprio doping "amministrativo" usato da questa vecchia economia basata sulle fonti fossili di energia per competere con le fonti di energia rinnovabili.
Oggi si chiede il risarcimento alla BP per la distruzione del Golfo del Messico che sta causando la fuoriuscita di greggio (che proprio in questi giorni sta entrando nella Corrente del Golfo, fonte di vita di mezzo Oceano Atlantico, con il rischio di causare un dramma di dimensioni planetarie), ma in realtà i petrolieri dovrebbero ogni giorno pagare e risarcire l'ambiente e tutti noi solo per quello che fanno, dovrebbe esserci una "tassa ambientale" (che non è poi così difficile da calcolare) per ogni litro di greggio estratto, per ogni albero abbattuto, per ogni bottiglia di plastica che finisce in discarica o inceneritore, per qualsiasi cosa oggi venga prodotta e commercializzata. Con questo "doping" legalizzato si mantiene in vita una economia perdente, che diventerà anti-economica quando sarà troppo tardi, perchè dal punto di vista ambientale e sanitario lo è già.

Rifiuti?? Traformiamoli in risorse -Diretta Video-

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Rifiuti: trasformiamoli in risorse
Quando: giovedì 24 giugno, alle 21.00
Dove: Sala Nicolini del Municipio, via Marconi - Travagliato

Confronto pubblico sulle strategie di gestione dei rifiuti, e obiettivi da perseguire in futuro.
Intervengono:
Carla Poli - Centro Riciclo Vedelago (TV);
Giuliano Bonometti - AST Travagliato;
Gianluca Delbarba - Presidente Cogeme;
Davide Uboldi - Assessore comunale.

 

DIRETTA VIDEO SU LIVESTREAM SUL CANALE RICOMINCIO DA GRILLO. PER VEDERE LA DIRETTA CLICCARE QUI

I nuovi barbari

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Si è svolta ieri 7 giugno 2010. a Brescia, la conferenza stampa indetta dal Comitato per la salute, rinascita e salvaguardia del centro storico e dal Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia in riferimento agli ultimi provvedimenti relativi alla mobilità e al traffico che l'Amministrazione comunale ha deciso di adottare su tutto il territorio cittadino cittadino, con particolare ricaduta nel centro storico di Brescia.
Di seguito il testo elaborato dal Comitato e distribuito ai presenti

I centri storici vanno tutelati e salvaguardati: questo è un principio irrinunciabile, in particolare per due motivi principali; il primo è che il centro storico di una città o di un borgo di paese, rappresenta la memoria storica di un popolo, la sua traccia indelebile, ricca di tradizioni e costumi di chi l'ha edificato nel corso del tempo e che ancora continua attraverso l' opera di coloro che, attualmente, ci vivono e lavorano.

La seconda, grande questione è che i centri storici sono stati pensati e realizzati in epoche in cui la fitta rete di vicoli e piccole strade era alla base di un principio urbanistico ben lungi dal pensarlo vittima degli effetti dell'inquinamento prodotto dal traffico veicolare, secondo un’espressione, ben nota agli studiosi di problematiche relative alla mobilità sostenibile, denominato “effetto canyon", ovvero l' impossibilità, in assenza di vento, del ricambio di aria, con tutti i rischi conseguenti per la salute.

Mentre in tutta Europa e nella stragrande maggioranza dei centri storici d'Italia si va verso un proliferare di interventi rivolti alla loro tutela, Brescia va nella direzione opposta, con la liberalizzazione del traffico veicolare, la promozione dell'uso dell'auto (tessere riduzione costo parcheggio nelle vie interne del centro storico), il depotenziamento del già carente servizio pubblico, la totale mancanza di intervento sulla circolazione delle merci, e, attraverso le politiche che riducono la funzione delle ZTL, i permessi speciali a lungo termine per il carico e scarico delle merci e dei passeggeri, trasformando il centro storico in un mastodontico parcheggio a cielo aperto.

Tutto ciò avviene nonostante siano stati realizzati, a spese dei cittadini, nel corso degli anni, migliaia di posti auto in parcheggi di struttura a ridosso del centro storico, quasi sempre disertati, principalmente perchè conviene di più lasciare la macchina parcheggiata nel cuore della città per l'inesistenza dei controlli e per una serie di provvedimenti che facilitano questo modo sconsiderato di agire.

I dati sull'inquinamento atmosferico, segnalati quotidianamente dalla centralina del Broletto, non danno motivo di dubitare che il nostro centro storico sia, attualmente, il più inquinato d'Italia, avendo raggiunto per primo, dall'inizio dell'anno, i 35 giorni di superi delle PM10, secondo quanto stabilito dall' Unione Europea, per limitare i danni provocati dall' inquinamento atmosferico sulla salute delle persone. A niente sono valse, in questi anni, le proteste dei cittadini e delle associazioni ecologiste per porre un freno a questo intollerabile sfascio socio-ambientale.

Così come inutili sono state le proposte fin qui fatte all' Amministrazione comunale per contenere gli effetti dell'inquinamento ambientale, per migliorare la vivibilità e la tutela della salute pubblica: ripristino delle ZTL 24 ore su 24; carico e scarico delle merci dalle 7,30-9,30/14,00-16,00; permessi di sosta per i residenti rilasciati alla sola autovettura, revisione annuale dei permessi concessi, a vario titolo (disabili, categorie speciali ecc.), prezzi calmierati nei parcheggi di struttura per residenti e lavoratori-studenti del centro storico, parcheggi scambiatori nei principali accessi alla città, biglietti dell’autobus ad 1euro a/r, potenziamento della rete di piste ciclabili in sede propria, maggiori controlli del traffico e della sosta da parte della polizia municipale.

Questo, in sintesi il ragionamento che ci sentiamo di fare per una migliore mobilità e funzionalità del traffico in città ed, in particolare, nel centro storico di Brescia.

Ricorso al Tar Contro la Centrale a Turbo Gas

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Lamarmora si "riqualifica"
La centrale di Lamarmora - l'impianto cogenerativo (ovvero in grado di produrre elettricità e calore) dinnanzi all'inceneritore -, da sola, garantisce circa la metà della potenza termica installata nella rete del teleriscaldamento. ASM Spa, oggi A2A Spa, ha da tempo avviato il progetto di "riqualificazione" dell'impianto di cui è proprietaria. Tuttavia, il reale obiettivo consiste nel costruire una nuova centrale Turbogas che raddoppia la potenza attuale, con ulteriore aggravio delle emissioni inquinanti in atmosfera.
La Regione Lombardia ha già manifestato l'inutilità di nuovi impianti sul territorio, poichè il fabbisogno energetico regionale risulta ampiamente soddisfatto. Il Sindaco Adriano Paroli ha più volte ribadito la contrarietà del Comune di Brescia. Eppure, la VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), effettuata dal Ministero per l'Ambiente su richiesta di ASM, ha dato esito positivo. E al momento di favorire le proprie osservazioni al riguardo, la Regione è rimasta a guardare, non pervenuta. E' necessario intervenire.

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Lo Sfrangiamaroni

  • Il Senato ricorda Bettino Craxi. La cerimonia era prevista in biblioteca, ma per il grande affollamento è stata allestita un'altra sala. Eppure bastava togliere i libri di storia.
  • Tiger Woods offre due milioni di euro per Haiti. Il governo: "Affare fatto, è tua!
  • Stranieri gambizzati, pestati con spranghe o investiti da auto. Non si placa la protesta della società civile.

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