La surreale risposta del mercato all'inquinamento!
Sabato 12 febbraio 2011 è stato pubblicato sul “Giornale di Brescia" un interessante articolo dal titolo: “Il filtro antiparticolato? Nel naso!” Il suddetto articolo è stato messo con noncuranza in una delle pagine dedicate all’Economia (del Mercato prevalente). Più idoneo forse sarebbe stato il suo inserimento in una pagina dedicata alla sociologia.
Cercando in internet le parole “Brescia filtro antiparticolato” si riesce a raggiungere facilmente la pagina web che lo riproduce. Riporto il link, qui sotto, in ogni caso:
http://www.giornaledibrescia.it/pagine-settimanali/2.1624/il-filtro-antiparticolato-si-puo-inserire-nel-naso-1.623999
Questo articolo mi sembra molto interessante per due motivi fondamentali: il primo perché rappresenta un condensato di una serie di questioni sociali importanti e il secondo perché testimonia in modo emblematico quello che sta succedendo in Italia e a Brescia in particolare.
Da questo articolo positivistico sembra che il Mercato possa fornire le soluzioni adeguate ad ogni genere di problema innescato dal modello produttivo e dallo stile di vita adottato dalla collettività al tempo della società dei consumi. In termini semplici l’articolo avalla un assioma del tipo: “Il Mercato contiene in sé gli strumenti per migliorarsi”; quindi, se il Mercato produce smog come effetto collaterale della Produzione, il Mercato produrrà la soluzione allo smog.
Il suddetto articolo però dimostra chiaramente che il Mercato può solo produrre palliativi ai disastri che la Politica corrotta gli consente di fare.
Le domande fondamentali su cui l’articolo sorvola troppo rapidamente e che anzi in qualche modo nasconde, sono a mio avviso le seguenti:
Da cosa è causato l’inquinamento atmosferico nella Pianura Padana?
Quali sono i principali produttori degli elementi che inquinano l’aria della Pianura Padana?
I cittadini sono a conoscenza delle cause?
Quali soluzioni esistono per risolvere il problema?
Esiste solo la soluzione offerta dal Mercato (“l’anello al naso del consumatore bue”) o i cittadini hanno il diritto di chiedere alle Istituzioni di valutare soluzioni non di mercato, ma educative, culturali, sociali, volte a rendere le persone più consapevoli delle conseguenze globali dei propri comportamenti individuali (in termini di mobilità, acquisto di beni di consumo evoluti e lontani piuttosto che grezzi e locali, etc. etc.)?
Esistono modelli produttivi meno impattanti sull’Ambiente? Quanto costano al singolo?
E, soprattutto, può la Politica ritornare nel campo dell’Etica dopo essere stata portata di forza nel campo dell’Economia?
Si può riportare la Politica ad occuparsi del benessere vero dei cittadini dopo che è stata asservita a fare gli interessi dei maggiori attori del Mercato?
Dopo aver letto l’articolo in questione ho preso atto che la risposta del Mercato al problema dell'inquinamento atmosferico è il filtro al naso. Ho preso atto anche del fatto che il Giornale di Brescia sostiene in modo entusiastico questo tipo di soluzione proveniente dal Mercato.
Come siamo ingenui noi cittadini che chiediamo alle Istituzioni una soluzione globale alla questione dell'aria malsana della Pianura Padana (essendo globale e distribuita la causa di tale inquinamento)!
Invece ecco il Miracolo del Mercato: è riuscito a tirare fuori dal suo cilindro un Oggetto risolutivo.
Possedere l’Oggetto porta la Salvezza, non possederlo significa essere mancanti, in Peccato.
Non solo, ma con l’epifania di questo Oggetto il Mercato è riuscito a brevettare l’aria pulita. Fantastico. Dopo l’acqua a pagamento (la famosa privatizzazione dell’acqua) adesso siamo davanti all’aria a pagamento! E succede che non solo il Mercato ha prodotto l’inquinamento dell’aria con gli effetti collaterali della Produzione e del Trasporto con autoveicoli privati, ma adesso per poter respirare aria pulita dobbiamo anche pagare il Mercato. Siamo al paradosso dei paradossi.
Il Mercato (in congiunzione con la Scienza, si intende) trova sempre delle soluzioni apparentemente comode ai nostri problemi. Ma lo fa a posteriori, aggiungendo complessità su complessità e lo fa sempre più spesso in modo surreale.
Il vizio dell’articolo in esame è quello di proporre una soluzione di tipo “supposta” necessaria. Anziché proporre ai lettori di adoperarsi per ridurre e possibilmente rimuovere le cause scatenanti l’inquinamento dell’aria qui si indica come via preferenziale l’adozione di una misura palliativa (i filtri nelle narici). Si preferisce indicare la strada della minima fatica concettuale piuttosto che cambiare abitudini! A me questo sembra populismo senza pudore.
Insomma, se questa ideologia prenderà piede, chi vorrà respirare aria pulita (e vivere più a lungo) dovrà pagare il Mercato! In pratica il Mercato ci chiede il pizzo per lasciarci vivere dopo aver creato le condizioni che minacciano la nostra salute. Comportamento più mafioso di questo non ci potrebbe essere.
Sulla falsa riga di questo modo di ragionare mi sorprende che il Mercato non abbia ancora consigliato a tutti noi di indossare delle mutande dotate di un filtro fallico anti-inculate, per evitare di prendere altre fregature nella nostra vita; ma non è detto che il Mercato non decida di rivolgersi prossimamente alla Politica per far approvare una legge in proposito.
Quando la società è frammentata e non coesa, come sta succedendo ai nostri giorni, questo tipo di soluzioni sembrano ai singoli cittadini quasi accettabili, tanta è la debolezza dell’individuo, e vengono fatte passare dai mezzi di comunicazione di massa come idee non solo “normali”, ma addirittura brillanti.
Così come sta avvenendo per la campagna referendaria dell’acqua pubblica io sono convinto che si debba reagire a questo stato di cose per cercare risposte che passino per il comportamento consapevole dei cittadini.
Infine, credo che il Mercato non abbia né la forza né l'interesse di risolvere i problemi attraverso meccanismi preventivi. E’ la Politica la sfera che ha in sé questo compito alto e non può essere ridotta ad un'appendice (marcia) del Mercato.
Concludo con un ragionamento per induzione dal caso specifico analizzato verso una chiave di lettura generale. Nei millenni passati il genere umano ha stabilito di adottare un assetto comunitario del suo “stare al Mondo” per poter rispondere adeguatamente alle varie avversità incontrate vivendo immerso nella Natura. Dopo che le avversità naturali sono state praticamente "domate" e annullate grazie all'assetto comunitario (ossia grazie al fatto di vivere in comunità sociali organizzate), adesso sorgono altre avversità che minacciano il benessere sia di singoli individui che di intere comunità. Queste avversità provengono sempre più frequentemente dal Mercato e dagli attori predominanti nel Mercato. Per questo ritengo necessario che la Società si incammini democraticamente a strutturarsi con un nuovo assetto che le consenta non solo di fronteggiare le situazioni ostili all'uomo generate dalla Natura, ma anche quelle prodotte dal Mercato e dagli effetti collaterali derivanti dalla Produzione. Più tempo gli Stati attenderanno a darsi questa struttura, maggiore sarà nei cittadini la sensazione di inutilità delle Istituzioni, con conseguente instabilità sociale.





