di Massimo Idra
Gli economisti, formatisi, come si fa prevalentemente tuttora, ai modelli di economia politica basati sullo studio delle migliori condizioni di equilibrio relative alle variabili economiche (domanda, offerta, consumi, risparmio, imposte, servizi...) non riescono a trovare adeguati sistemi per "rilanciare l'economia", come si dice, a causa della mera tecnicità di questi modelli, che descrivono l'economia quasi come un esercizio di crescita positivo in sè punto e basta, fine a se stesso, all'aumento del benessere in senso materiale.
Da tempo, forse anche un pò indotta dalla crisi, si sta diffondendo un diverso modo di concepire il benessere, i beni e l'economia, per il quale "bene" è non soltanto ciò che acquisisce valore economico in un'operazione di scambio regolata sul mercato, ma è tale anche e principalmente in virtù della sua funzione pratica.
Possiamo dire che forse che ci stiamo rendendo conto un pò tutti che siamo pieni di cose, e che per produrre e trasportare cose, fatte per durare poco, dedichiamo la maggior parte del nostro tempo, consumiamo risorse e inquiniamo. Possiamo anche aggiungere che, al modello precedente, ne stiamo desiderando (e tendenzialmente sostituendo) uno in cui vivendo non al centro del mondo, ma, al contrario, ad impatto zero, in armonia con l'ambiente e l'ecosistema, pensiamo alla autosufficienza energetica (da energie rinnovabili: solare, eolico, geotermico) economica ed alimentare, rispetto a ciò che può essere prodotto da una comunità nello stesso luogo in cui vive, riservando allo scambio, pacifico e solidale tra le comunità, solo ciò che non può essere autoprodotto all'interno della stessa comunità.
Tutto ciò che non è considerato PIL dal punto di vista strettamente economico, è la risposta al pantano in cui ci troviamo ora. Perchè la decrescita non è solo un pensiero globale, una teoria, ma comprende le tecnologie e i lavori che ci consentono di vivere meglio: potremmo fare un lungo elenco che conosciamo e in cui ciascuno avrà da aggiungere qualcosa: fattorie sociali energeticamente autosufficienti, stop alla produzione e agli allevamenti intensivi di bestiame (che comporta un notevole consumo di acqua e di territorio dovuto alla alimentazione del bestiame con produzioni cerealicole, anzichè con l'erba e nei prati) studio e attuazione delle riconversioni produttive industriali, studio e impiego delle materie prime ecocompatibili = ad impatto zero, studio e realizzazione, in ogni bacino di utenza, dei centri di riciclo dei cosiddetti "rifiuti", che invece sono cose che puoi riusare (anzichè bruciare!) risparmio dell'acqua a monte (=divieto di prelievo per la sua commercializzazione) riassetto idrogeologico, stop alla cementificazione (con ristrutturazione dell'esistente, per uno sviluppo armomico di aree agricole, residenziali e adibite a servizi) mobilità intelligente (il mezzo pubblico anzichè quello privato) cultura libera e formazione continua e professionale disponibili per tutti.
Il lavoro stesso, impiegato nell'ottica della decrescita e delle sue tecnologie, diventerebbe attività di collaborazione utile al progresso civico e culturale (non solo materiale e spirituale...) dell'intera comunità, rendendoci più consapevoli, liberi, realizzati e felici.





